
Le camere del bulbo oculare
Le camere oculari sono tre cavità comunicanti fra loro all’interno del bulbo oculare La camera anteriore dell’occhio è definita come lo spazio tra la cornea – che ne costituisce la faccia anteriore – e le superfici anteriori dell’iride e del cristallino – che ne formano la faccia posteriore. Il margine della camera anteriore si trova a livello della giunzione sclero-corneale. Complessivamente la camera anteriore ha forma di un segmento di sfera il cui piano secante corrisponde alla faccia posteriore della camera stessa. La camera posteriore è uno spazio molto più piccolo situato tra la superficie posteriore dell’iride e il corpo ciliare, la zonula e il cristallino. Nel complesso ha la forma di un toro solido (a ciambella). Le due camere contengono entrambe umor acqueo e comunicano fra loro attraverso la pupilla. Le camera vitrea è un ampia cavità compresa fra la retina e la faccia posteriore del cristallino, completamente occupata dal corpo vitreo, una massa gelatinosa, trasparente e incolore che costituisce uno dei mezzi diottrici dell’occhio, assieme alla cornea, all’umor acqueo e al cristallino.

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Le barriere di protezione del bulbo oculare
Il bulbo oculare è in qualche misura un ambiente privilegiato dal punto di vista immunologico. Essendo facilmente esposto a insulti provenienti dall’ambiente esterno ed interno dispone di tutta una serie di meccanismi di difesa derivanti dal differenziamento di strutture particolari a livello delle diverse formazioni che lo costituiscono e degli organi accessori. Ad esempio le palpebre esercitano una funzione di protezione meccanica e per la presenza di peli modificati (ciglia e peli a lago sanguigno) sono in grado tramite l’ammiccamento di proteggere il bulbo, così come la congiuntiva è protetta dall’essicamento e da traumi di natura fisico-chimica dal film lacrimale.
Di particolare importanza è la cosiddetta barriera sangue-umor acqueo che dipende dalla presenza di giunzioni serrate tra le cellule endoteliali non fenestrate dei vasi sanguigni dell’iride e tra le cellule epiteliali adiacenti dell’epitelio ciliare interno non pigmentato del corpo ciliare. Nell’iride, molecole come
le proteine di grandi dimensioni non sono in grado di superare la barriera vascolare.
Nel corpo ciliare, i vasi sanguigni sono fenestrati e permettono passaggio di proteine e molecole plasmatiche nello stroma necessarie alla produzione dell’umor acqueo. La barriera si trova quindi a livello dell’epitelio non pigmentato
dove le giunzioni serrate fanno parte di complessi giunzionali che includono anche zonule aderenti e giunzioni comunicanti. Le giunzioni serrate limitano così la diffusione di grandi molecole attraverso gli spazi paracellulari, ma prevengono anche il reflusso di umor acqueo. Piccole quantità di proteine plasmatiche raggiungeranno l’umor acqueo per diffusione dallo stroma ciliare allo stroma dell’iride e rilascio nella camera anteriore. L’infiammazione oculare può derivare dalla distruzione delle barriere emato-oculari, con conseguente aumento della permeabilità vascolare, ma anche un grave processo infiammatorio può essere causa di un’interruzione delle barriere emato-oculari. In entrambi i casi, l’interruzione consente agli agenti infettivi, ai mediatori infiammatori e
ai leucociti di raggiungere l’uvea, compreso lo stroma dell’iride, con diffusione all’umor acqueo della camera anteriore e, di qui, all’intero bulbo oculare.
Meccanismi molecolari molto sofisticati si osservano poi a livello della camera anteriore che presenta quella che si definisce deviazione immunitaria associata alla camera anteriore (ACAID) un tipo risposta immunitaria specializzata e unica dell’occhio per cui gli agenti infettivi e altri antigeni introdotti nella camera anteriore sono in grado di indurre solo una risposta immunitaria altamente controllata che elimina efficacemente l’antigene che la determina limitando le lesioni dei tessuti circostanti. Il processo comporta l’assenza di determinati meccanismi di risposta normalmente attivi in altri organi, nonché un’aumentata tolleranza ad alcuni antigeni. ACAID è quindi una vigorosa risposta immunitaria che favorisce meccanismi effettori specifici e una forma di non-responsività selettiva.
La barriera sangue-retina comprende due componenti: i vasi sanguigni retinici
e l’epitelio pigmentato (RPE). Nei vasi sanguigni non fenestrati della retina sono presenti giunzioni serrate tra le cellule endoteliali. Ci sono anche giunzioni serrate tra le cellule dell’RPE che fungono da barriera tra i vasi sanguigni della coroide e la retina nervosa.
La retina non ha essenzialmente alcuna difesa contro le infezioni, radiazioni, sostanze chimiche o malattie infiammatorie provenienti da altri tessuti oculari. Il danno ischemico è una grave minaccia per l’integrità della retina. La retina beneficia di una vascolarizzazione autoregolata che consente alla perfusione retinica di rimanere relativamente normale nonostante le ampie fluttuazioni della pressione arteriosa sistemica. Questo sistema aiuta a ridurre il rischio di lesioni ischemiche. Dopo lesione la retina produce fattori di crescita angiogenici ed è in grado di attivare una serie di meccanismi molecolari di tipo protettivo ma non ha fagociti o altre cellule del sistema immunitario resistenti.
Prova a rispondere a queste domande:
- Quali strutture oculari indicano gli altri numeri nella figura a inizio pagina?
- Quali sono le funzioni della coroide?
- Cos’è il riflesso dell’accomodazione?
- Cos’è la congiuntiva?
- Dove si trova il muscolo dilatatore della pupilla?
(le risposte sono al fondo della pagina)


Ricordati di consultare un libro o cercare informazioni in rete se non conosci il significato di alcuni termini!
Risposte
1. 1 = corpo ciliare; 2 = legamento sospensore del cristallino (fibre zonulari); 3 = cornea; 4 = iride; 5 = pupilla; 6 = cristallino; 10 = sclera; 11 = coroide; 12 = retina; 13 = n. ottico.
2. La coroide è un tessuto vascolare sottile, variamente pigmentato, che forma l’uvea posteriore. Si unisce al corpo ciliare anteriormente e si trova tra la retina e la sclera posteriormente. Svolge sostanzialmente tre funzioni: mantenimento della camera posteriore in condizioni di oscurità, riscaldamento e nutrizione della retina. La coroide è estremamente vascolare, con i suoi capillari disposti in un unico strato sulla superficie interna per nutrire gli strati retinici più esterni. Nelle specie con vascolarizzazione retinica limitata (ad es. cavallo, coniglio, cavia) la retina dipende in larga misura dall’apporto di sangue alla coroide. Lo stroma contiene tipicamente numerosi melanociti, che formano uno sfondo ottico scuro alla retina. Nella maggior parte dei Mammiferi domestici, ad eccezione del suino, uno strato riflettente, il tapetum lucidum, si trova all’interno dello strato capillare interno. Negli animali di grandi dimensioni il tapetum è penetrato da numerosi piccoli capillari, che appaiono come piccole macchie scure focali (le stelle di Winslow) se osservate con l’oftalmoscopio.
3. Il riflesso dell’accomodazione è la proprietà dell’occhio di variare il potere di rifrazione del cristallino allo scopo di focalizzare sulla retina gli oggetti vicini all’osservatore. Durante la visione l’occhio deve sempre compensare i cambiamenti di luminosità e di distanza dell’oggetto esaminato. Il cambiamento della curvatura della lente (accomodazione) permette di mantenere le immagini a fuoco sulla regione centrale della retina al variare della distanza focale. Nella visione lontana la superficie della lente è poco curva, le linee dello sguardo sono parallele e la pupilla è allargata. Nella visione vicina la superficie della lente è molto curva, le linee dello sguardo si incrociano a una distanza che corrisponde a quella dell’oggetto fissato e le pupille sono ristrette. L’apparato di accomodazione è composto dalla lente,
dal sistema di sospensione (zonula ciliare), dal corpo ciliare e dalla coroide.
Questi elementi formano un sistema elastico che circonda il bulbo e che mantiene la lente in forma piatta, poco convessa. Tale configurazione permette l’automatica
messa a fuoco di oggetti posti “all’infinito”, cioè di immagini i cui raggi luminosi
raggiungono l’occhio come un fascio di rette parallele. Per la visione da vicino il
m. ciliare si contrae: le sue cellule muscolari longitudinali tirano in avanti le inserzioni delle lunghe fibre zonulari e le sue cellule muscolari circolari avvicinano il corpo ciliare al margine della lente. In tal modo, le fibre zonulari sono rilassate e la
capsula della lente è distesa: il cristallino risulta quindi più convesso. Le nervose del riflesso di accomodazione fanno capo al nervo ottico (branca afferente), poiché la
fissazione di un oggetto è la premessa dell’accomodazione. Successivamente,
il circuito prosegue dalla corteccia visiva ai nuclei pretettali
attraversando i tubercoli quadrigemelli rostrali. La branca efferente comunque
inizia nella porzione caudale dei nuclei parasimpatici del n. oculomotore; di qui le fibre pregangliari raggiungono il ganglio ciliare le cui fibre postgangliari innervano il muscolo ciliare.
4. La congiuntiva è una membrana mucosa che ricopre la parte anteriore del bulbo oculare e la superficie interna delle palpebre; ha la funzione di proteggere il bulbo oculare, soprattutto la cornea, nonché di facilitare il suo scorrimento e quello delle palpebre nelle fasi di ammiccamento, mediante la secrezione della componente mucinica del film lacrimale. Anatomicamente si divide in congiuntiva palpebrale, che riveste le palpebre, congiuntiva bulbare o sclerale che riveste la sclera fino alla giunzione sclero-corneale.
5. Il m. dilatatore della pupilla o m. dilatatore dell’iride è un muscolo liscio dell’occhio, che decorre radialmente nell’iride. Il muscolo è costituito da cellule cellule mioepiteliali dello strato esterno dell’epitelio irideo. Queste cellule sono stimolate dal sistema nervoso simpatico attraverso fibre postgangliari provenienti dal ganglio cervicale craniale. Quando stimolate, le cellule si contraggono, allargando la pupilla e permettendo a più luce di raggiungere la retina.